Prezzo oro e mercati mondiali

borsa-6751Sin dall’epoca delle prime civilizzazioni, l’uomo ha riconosciuto nell’oro un elemento fondamentale di sviluppo della società, oltre che un simbolo di ricchezza e pregio assoluti. Era quasi divinizzato dagli antichi Egizi, che si ritiene ne avessero risorse consistenti, ed è citato più volte nella Bibbia così come in numerose opere mitologiche precedenti. Per il suo colore e le peculiari caratteristiche, l’uomo ha avuto una sorta di feeling innato con il valore di questo metallo prezioso, valore che è stato poi riconosciuto dagli studi sulla chimica e dalle leggi di domanda e offerta del mercato. Con l’evoluzione delle civiltà, l’oro è poi passato ad essere una bilancia dello stato di ricchezza e salute delle nazioni, abitudine che per certi versi è ancora in uso ai giorni nostri. Andiamo, dunque, a vedere come si è evoluto il valore dell’oro, in particolare come è cambiato il prezzo da quando il suo valore è quotato nei mercati finanziari.

Fino agli accordi di Bretton Woods del 1944, tramite il sistema del Gold Standard, diversi sistemi economici, fra cui quello statunitense e quelli dei principali Paesi europei, utilizzarono l’oro come misura per fissare il valore della moneta circolante. Da quando questo sistema è stato completamente abbandonato, il prezzo dell’oro ha subito un incremento vertiginoso sulle quotazioni dei mercati finanziari, ma non è stata una scalata del tutto omogenea negli anni. Il price fixing dell’oro veniva inizialmente fissato due volte al giorno dalla Borsa di Londra: in un periodo che va dal 1919 fino al 1970 il prezzo dell’oro è raddoppiato, passando dagli iniziali 20 dollari circa per oncia (1 oncia = 28,3495 grammi) fino ad oltre 40 dollari per oncia alla vigilia della fine del sistema di Bretton Woods (1971). L’ingresso negli anni Settanta, per tutta una serie di fattori convergenti, ha segnato l’inizio di una nuova era nella quotazione dell’oro, tanto che l’ascesa di quel decennio è ancora oggi la più importante mai avuta dal grafico del prezzo. Dopo aver toccato l’apice alla fine del decennio precedente superando quota 40 dollari/oncia, agli inizi degli anni ’70 il prezzo dell’oro non superava i 35 USD/oz; nel gennaio del 1980 aveva toccato la soglia record di 873 dollari per oncia. La principale causa di questa impennata verticale senza precedenti è da attribuirsi principalmente alla crisi energetica degli anni’ 70: questa, infatti, determinò un rapido incremento del prezzo del petrolio e, con esso, un aumento ancora più consistente del prezzo dell’oro. I grafici delle due commodities, infatti, corrono da sempre pari passo, e l’impennata del petrolio negli anni ’70 non fece eccezione. Con l’invasione sovietica in Afghanistan si ebbe l’impennata di 873 USD/oz sopracitata, ma la situazione rientrò in pochi mesi non appena si stabilizzò il quadro politico mondiale; nonostante ciò, l’epico rialzo avuto negli anni ’70 fece sì che il prezzo dell’oro non scese mai, da quel 1980 fino al 2001, al di sotto dei 250 dollari per oncia, rispettando una media di circa 350 USD/oz: parliamo di una cifra comunque 10 volte superiore a quella battuta all’inizio degli anni ’70.
Dopo il minimo segnato nel febbraio 2001, per 10 anni il grafico del prezzo è ritornato a correre a ritmi forsennati per un totale di circa 10 anni. Gli attacchi terroristici dell’11 settembre hanno un ruolo primario nella nuova impennata verso l’alto, ed il trend al rialzo rimane costante per tutti gli anni ’2000. Ciò conferma una caratteristica importante del gold fixing, evidenziata negli ultimi anni da numerosi studiosi, ovvero dell’oro come “bene rifugio/oro da investimento“; in conseguenza di gravi crisi macroecononomiche o di eventi traumatici (lo sono stati la crisi energetica così come l’11 settembre), il prezzo tende ad impennare automaticamente, più di quanto possa accadere per motivi di domanda o offerta industriale. Dopo aver trovato “nuova linfa” nella crisi del 2008 (sempre per il meccanismo del bene rifugio), il prezzo dell’oro è salito fino al picco storico del settembre 2011 di 1920 USD/oz, cifra altissima ma pur meno sproporzionata rispetto a quella del 1980. Da allora i movimenti più rilevanti sono quelli del biennio 2011-2013, con una discesa giunta fino a circa 1250 USD/oz, ed il nuovo rialzo che ci accompagna dal settembre 2015: negli ultimi 2 anni e mezzo la corsa è ripartita con un passaggio da 1061 USD a 1345 USD/oz dell’aprile 2018. Le previsioni degli esperti suggeriscono, considerando anche il pericolo dazi proveniente dagli USA, il superamento di quota 1400 prima della fine dell’anno solare.